Quando una persona digita qualcosa su Google, sta facendo molto più che scrivere una serie di parole chiave, sta cercando una soluzione a un problema, informazioni su un prodotto che desidera acquistare, una risposta a un dubbio.
Insomma, fa quella ricerca con una intenzione.
Questa intenzione sottesa, a volte chiara e a volte difficile da decifrare, si chiama search intent, in italiano, intento di ricerca ed è uno degli elementi più importanti da analizzare per scrivere testi e progettare strategie SEO efficaci.
Che cos’è il search intent (intento di ricerca)
Il search intent è l’intenzione reale che smuove ogni ricerca che viene effettuata su un motore di ricerca che può essere Google, i social, o anche chatGPT.
Uno degli errori più comuni è quello di pensare che una ricerca su Google venga fatta solo tramite l’uso di parole chiave, secche, senza significato.
Ma le parole non sono isole, sono elementi linguistici portatori di senso, veicolano informazioni, ma anche significati, intenzioni, emozioni, necessità.
Quando cerchiamo qualcosa lo facciamo perché dentro abbiamo una esigenza che cerchiamo di soddisfare o un problema da risolvere.
Il search intent nasce da quell’esigenza, del perché qualcuno compie quella ricerca.
Facciamo un esempio.
- Se si scrive semplicemente la keyword “copywriter”, non si capisce bene cosa stai cercando: una definizione? un lavoro? un professionista da contattare? un corso per diventare copywriter?
- Se invece cerchi “copywriter freelance per il no profit”, è molto chiaro il motivo per cui hai fatto la ricerca: stai cercando qualcuno da assumere o contattare per migliorare la comunicazione della tua associazione.
Capire questo intento è importante per chi scrive contenuti o strategie SEO: significa mettersi nei panni delle persone che effettuano la ricerca, entrare nella loro testa, immaginare a che punto del suo percorso si trovano, e offrirgli esattamente ciò di cui hanno bisogno.
I diversi tipi di search intent
Non esiste un solo tipo di search intent, ma ne sono stati individuati addirittura quattro.
Analizziamoli insieme per comprenderli e capire come identificarli.
Navigazionale: l’utente sa già dove vuole andare
Quando una persona ricerca qualcosa con un intento navigazionale ha già in mente un sito specifico o un brand, e usa Google solo come ponte per arrivarci.
Sta cercando una specifica pagina web, ma non ha idea di quale sia il suo URL.
Esempi di query con intento di ricerca navigazionale.
- Canva login
- Postepay area riservata
- Associazione femminista Non una di meno
- Casa internazionale delle donne
Le persone si aspettano di trovare come risultati Homepage ufficiali, link diretti, schede Google My Business.
Informazionale: l’utente vuole capire, sapere, conoscere
Quando una persona effettua una ricerca con un intento informazionale, sta cercando delle informazioni, vuole trovare risposte a dei dubbi o a delle esigenze, o desidera approfondire un determinato argomento.
In questo caso non si vuole comprare qualcosa, e non si cerca qualcosa di specifico: l’obiettivo è solo fare chiarezza.
Ecco alcuni esempi di query con intento di ricerca informazionale
- Come scrivere una newsletter efficace
- Strategie SEO per il no profit
- Come diventare copywriter
- Cosa fa una seo specialist?
- Cos’ è il copywriting?
Le persone che effettuano queste ricerche si aspettano di trovare articoli di blog, guide, tutorial, video, definizioni, snippet in primo piano.
Commerciale: l’utente sta valutando, confrontando
Quando si fa una ricerca con un intento commerciale, la volontà latente è quella di acquistare, non nel breve periodo, ma a lungo termine.
Le persone si stanno informando sulle opzioni disponibili, pro e contro, recensioni e maggiori informazioni sul prodotto.
Esempi di query con intento commerciale.
- Meglio Samsung o Apple?
- Migliori app per freelance
- Alternative a Mailchimp
Le persone si aspettano di trovare recensioni, articoli comparativi, post con case study, contenuti prodotti dagli utenti con esperienze d’uso.
Transazionale: l’utente è pronto ad agire
Quando si scrive una query con intento transazionale l’obiettivo è sempre l’acquisto.
Chi cerca è già convinto.
Vuole comprare, prenotare, iscriversi, richiedere un preventivo.
Esempi di query con intento di ricerca transnazionale.
- Corso SEO online prezzo
- Contatti copywriter per associazione no profit ad Avezzano
- Iscrizione masterclass SEO
Le persone si aspettano di trovare landing page, pagine prodotto, form di contatto, e-commerce, pagine servizio.
Search intent e costumer journey: c’è un intento per ogni fase del funnel
Hai mai sentito parlare di funnel?
Un funnel (in italiano: imbuto) è un modello che descrive idealmente il percorso che una persona compie dal primo contatto con un brand o un’azienda fino all’acquisto (e oltre).
Una sorta di processo che trasforma sconosciuti in clienti, ovviamente con passaggi graduali, contenuti mirati e costruendo una relazione che cresce nel tempo.
Questo processo visivamente è fatto proprio come un imbuto e suddiviso in tre fasi chiamate TOFU, MOFU e BOFU.
Ogni fase del Funnel è legata a un search intent preciso.
TOFU e search intent informazionale
La fase TOFU, Top of the Funnel, è quella relativa all’awareness, alla consapevolezza.
In questa fase le persone non sanno esattamente quello di cui hanno bisogno, ma hanno un problema che vogliono risolvere.
Fanno delle ricerche generiche ed esplorative per trovare maggiori informazioni e cercare di capire quali sono le soluzioni possibili: i prodotti o i servizi che possono soddisfare le loro esigenze.
L’intento associato alla fase TOFU del funnel o del costumer journey è quello informazionale.
I tipi di contenuto ideali per rispondere alle query con search intent informazionale in fase TOFU sono:
- articoli di blog lunghi e ben strutturati (pillar page, guide);
- freebie (guide PDF, mini corsi, checklist);
- tutorial base.
In questo modo è possibile intercettare il bisogno latente delle persone e posizionarsi come risorsa affidabile, ma soprattutto generosa e iniziare a costruire una relazione che porterà alla vendita.
MOFU e search intent commerciale
Questa è la seconda fase del percorso dell’utente, quella della considerazione.
Le persone hanno già ottenuto le informazioni che cercavano leggendo gli articoli sul blog, o vedendo i tuoi video, hanno iniziato a seguirti, a conoscerti e conoscono il loro problema.
In questo momento iniziano a cercare una soluzione e a valutare se affidarsi a un professionista o acquistare un prodotto.
L’intento di ricerca associato alla fase MOFU del funnel è quello commerciale: l’utente cerca comparazioni, opinioni, recensioni, casi studio.
I tipi di contenuto ideali per rispondere alle query con search intent commerciale in fase MOFU sono:
- case study;
- pagine del sito con testimonianze reali;
- risposte FAQ;
- about page.
BOFU e search intent transazionale
Questa è l’ultima fase del funnel.
L’utente ha già effettuato le sue richieste, ha risolto i suoi dubbi: è pronto ad agire, vuole acquistare, prenotare, iscriversi.
Le persone sanno quello che vogliono e sono alla ricerca di un servizio preciso, di un prodotto specifico, di una professionista specifica.
L’intento di ricerca associato alla fase TOFU del funnel è quello transazionale (a volte anche quello navigazionale).
I migliori tipi di contenuto per rispondere alle query con search intent transazionale in fase TOFU sono:
- sales page;
- pagine servizi;
- schede prodotto.

Perché capire gli intenti di ricerca è fondamentale per chi scrive (e lavora) online
Comprendere l’intento di ricerca è fondamentale perché ci permette di parlare alle persone giuste, nel momento giusto, nel modo più utile per loro.
Non basta capire cosa cercano le persone, ma è necessario andare più a fondo, scavare e comprendere perché stanno effettuando una ricerca e che tipo di consapevolezza del problema, del prodotto e del servizio hanno.
Solo così si può essere davvero rilevanti per le persone che cercano online, solo in questo modo è possibile non disperdere energie e budget e progettare strategie e contenuti che siano davvero efficaci, perché sanno a chi e come parlare.
Questi sono in sintesi i motivi più importanti per cui capire il search intent è quindi indispensabile.
- Creare contenuti utili davvero, che rispondono a un bisogno reale e non solo a una keyword astratta per soddisfare le esigenze di chi ci sta cercando.
- Posizionarsi meglio sui motori di ricerca, perché Google oggi premia i contenuti che rispondono all’intento, non solo quelli ottimizzati tecnicamente.
- Guidare l’utente nel suo percorso, dall’interesse all’azione, passando per il confronto e la fiducia.
- Evitare contenuti vuoti o scollegati dal contesto reale di chi cerca che potrebbero generare frustrazione e farci perdere potenziali contatti.
Come individuare il search intent di una keyword
Capire un intento di ricerca non è sempre immediato, le competenze tecniche spesso non sono sufficienti, è necessario nel tempo sviluppare una grande empatia e sensibilità.
Ecco tre passaggi chiave che possono aiutarti a capire qual è l’intento dietro a una query.
Osserva la query, le keyword e i loro segnali
Le parole usate nelle ricerche sono spesso indizi preziosi per riconoscere l’intento dell’utente, ovvero il motivo per cui sta cercando qualcosa online.
- Parole come nomi di brand, siti, piattaforme nascondono un intento di ricerca navigazionale.
- Parole come “cos’è”, “guida”, “come fare” nascondono un search intent informazionale.
- Parole come “opinioni”, “migliore”, “vs”, “recensioni” nascondono un intento di ricerca commerciale.
- Parole come “acquista”, “preventivo”, “prezzo”, “iscriviti” nascondono un intento di ricerca transazionale.
Non tralasciare l’analisi della SERP di Google
Per capire l’intento di ricerca che si nasconde dietro una query un trucchetto semplice ma molto efficace è quello di fare una ricerca su Google e guardare i primi risultati.
- Sono articoli lunghi o pagine prodotto?
- C’è un box con domande correlate?
- Google mostra video, immagini, mappe?
Se Google mostra come primi risultati articoli di blog, allora l’intento di ricerca potrebbe essere quello informazionale, mentre se Google restituisce immediatamente pagine prodotto, allora l’intento di ricerca potrebbe essere transazionale.
Google è un ottimo alleato: ti mostra cosa reputa rilevante per quell’intento aiutandoti a scoprire le intenzioni degli utenti.
Considera il contesto del tuo target
Come ho detto prima, sapere a che punto del suo percorso si trova una persona mentre fa una ricerca è fondamentale.
Mentre analizzi una query chiediti sempre queste domande cosa vorrebbe ottenere dal tuo contenuto? Una guida, una scheda prodotto o i tuoi contatti?
In questo modo potrai capire meglio se l’intento è transazionale, informazionale, commerciale o navigazionale.
Strumenti per analizzare l’intento di ricerca
Oltre alla sensibilità, per analizzare un intento di ricerca in modo efficace è indispensabile utilizzare alcuni strumenti.
Alcuni sono più tecnici e per lo più utilizzati dalle esperte del settore, altri un po ‘più alla portata di tutti: utilizzarli in modo integrato e consapevole è ciò che fa la differenza.
- Google stesso. Una ricerca su Google è sempre il primo passo da compiere, ci aiuta a capire quali sono i contenuti più rilevanti per il motore di ricerca e per gli utenti e ci facilita l’identificazione dello search intent.
- Google Search Console. Questo è uno strumento preziosissimo perché ci permette di capire quali sono le parole utilizzate dalle persone prima di trovare e cliccare le pagine del nostro sito. In questo modo possiamo capire meglio qual è l’intento di ricerca alla base della loro richiesta e ottimizzare i nostri contenuti in base alla loro consapevolezza.
- SEMrush, Ahrefs, Ubersuggest. Questi sono tutti strumenti tecnici, utilizzati da chi come me lavora nel settore, permettono di effettuare un’analisi avanzata delle keyword e offrono anche un’analisi degli intenti di ricerca.
- Answer the Public o AlsoAsked. Questi strumenti sono essenziali per scoprire le domande reali che si pongono le persone quando effettuano una ricerca online e capire di conseguenza i loro intenti di ricerca.
Come ottimizzare i contenuti in base all’intento
Dopo aver capito il search intent, quali sono i passi da seguire per soddisfare le esigenze delle persone che hanno effettuato la ricerca online?
Prima di tutto è importante è generare fiducia fornendo esattamente il contenuto che le persone stanno cercando: rischiare di offrire un contenuto sbagliato potrebbe infatti essere un grave errore.
Ma quindi come ottimizzare i contenuti in base al search intent?
- Scegli il giusto formato per ogni search intent ricordando che tutorial, video, guide rispondono a un intento informazionale, contenuti comparativi, tabelle, recensioni rispondono a un intento commerciale, schede servizio, pagine prodotto, landing rispondono a un intento transazionale.
- Adatta il tono di voce e la forma. Se le persone hanno un intento di ricerca informale, scrivi i testi con un tono neutro, esplicativo ed empatico, se le persone hanno un intento commerciale cerca di dimostrare la tua autorevolezza, mentre se il loro intento è transnazionale usa un tono diretto.
- Cura titolo, meta description e struttura: le persone devono capire fin da subito cosa offri e perché sei la scelta giusta per loro.
- Inserisci CTA coerenti con l’intento. Se il search intent è informazionale invita ad approfondire, se è commerciale invita al confronto, se è transazionale invita all’acquisto o alla prenotazione.
Come avrai notato, analizzare il search intent non è solo una questione tecnica: è un atto di cura verso chi legge.
Studiare l’intento di ricerca significa mettersi davvero nei panni dell’altra persona e capire che cosa sta cercando in quel preciso momento per offrirle una risposta utile, concreta, centrata.
Scrivere tenendo conto dell’intento significa creare esperienze più rilevanti ed efficaci, ed è ciò che fa la differenza tra un contenuto pubblicato senza strategia e un contenuto che si posiziona e porta risultati concreti.
Vuoi capire meglio gli intenti di ricerca del tuo pubblico o delle persone che stanno cliccando sul tuo sito?
Box servizio
Search Intent: cos’è e perché è importante studiarlo?
Quando una persona digita qualcosa su Google, sta facendo molto più che scrivere una serie di parole chiave, sta cercando una soluzione a un problema, informazioni su un prodotto che desidera acquistare, una risposta a un dubbio.
Insomma, fa quella ricerca con una intenzione.
Questa intenzione sottesa, a volte chiara e a volte difficile da decifrare, si chiama search intent, in italiano, intento di ricerca ed è uno degli elementi più importanti da analizzare per scrivere testi e progettare strategie SEO efficaci.
Che cos’è il search intent (intento di ricerca)
Il search intent è l’intenzione reale che smuove ogni ricerca che viene effettuata su un motore di ricerca che può essere Google, i social, o anche chatGPT.
Uno degli errori più comuni è quello di pensare che una ricerca su Google venga fatta solo tramite l’uso di parole chiave, secche, senza significato.
Ma le parole non sono isole, sono elementi linguistici portatori di senso, veicolano informazioni, ma anche significati, intenzioni, emozioni, necessità.
Quando cerchiamo qualcosa lo facciamo perché dentro abbiamo una esigenza che cerchiamo di soddisfare o un problema da risolvere.
Il search intent nasce da quell’esigenza, del perché qualcuno compie quella ricerca.
Facciamo un esempio.
- Se si scrive semplicemente la keyword “copywriter”, non si capisce bene cosa stai cercando: una definizione? un lavoro? un professionista da contattare? un corso per diventare copywriter?
- Se invece cerchi “copywriter freelance per il no profit”, è molto chiaro il motivo per cui hai fatto la ricerca: stai cercando qualcuno da assumere o contattare per migliorare la comunicazione della tua associazione.
Capire questo intento è importante per chi scrive contenuti o strategie SEO: significa mettersi nei panni delle persone che effettuano la ricerca, entrare nella loro testa, immaginare a che punto del suo percorso si trovano, e offrirgli esattamente ciò di cui hanno bisogno.
I diversi tipi di search intent
Non esiste un solo tipo di search intent, ma ne sono stati individuati addirittura quattro.
Analizziamoli insieme per comprenderli e capire come identificarli.
Navigazionale: l’utente sa già dove vuole andare
Quando una persona ricerca qualcosa con un intento navigazionale ha già in mente un sito specifico o un brand, e usa Google solo come ponte per arrivarci.
Sta cercando una specifica pagina web, ma non ha idea di quale sia il suo URL.
Esempi di query con intento di ricerca navigazionale.
- Canva login
- Postepay area riservata
- Associazione femminista Non una di meno
- Casa internazionale delle donne
Le persone si aspettano di trovare come risultati Homepage ufficiali, link diretti, schede Google My Business.
Informazionale: l’utente vuole capire, sapere, conoscere
Quando una persona effettua una ricerca con un intento informazionale, sta cercando delle informazioni, vuole trovare risposte a dei dubbi o a delle esigenze, o desidera approfondire un determinato argomento.
In questo caso non si vuole comprare qualcosa, e non si cerca qualcosa di specifico: l’obiettivo è solo fare chiarezza.
Ecco alcuni esempi di query con intento di ricerca informazionale
- Come scrivere una newsletter efficace
- Strategie SEO per il no profit
- Come diventare copywriter
- Cosa fa una seo specialist?
- Cos’ è il copywriting?
Le persone che effettuano queste ricerche si aspettano di trovare articoli di blog, guide, tutorial, video, definizioni, snippet in primo piano.
Commerciale: l’utente sta valutando, confrontando
Quando si fa una ricerca con un intento commerciale, la volontà latente è quella di acquistare, non nel breve periodo, ma a lungo termine.
Le persone si stanno informando sulle opzioni disponibili, pro e contro, recensioni e maggiori informazioni sul prodotto.
Esempi di query con intento commerciale.
- Meglio Samsung o Apple?
- Migliori app per freelance
- Alternative a Mailchimp
Le persone si aspettano di trovare recensioni, articoli comparativi, post con case study, contenuti prodotti dagli utenti con esperienze d’uso.
Transazionale: l’utente è pronto ad agire
Quando si scrive una query con intento transazionale l’obiettivo è sempre l’acquisto.
Chi cerca è già convinto.
Vuole comprare, prenotare, iscriversi, richiedere un preventivo.
Esempi di query con intento di ricerca transnazionale.
- Corso SEO online prezzo
- Contatti copywriter per associazione no profit ad Avezzano
- Iscrizione masterclass SEO
Le persone si aspettano di trovare landing page, pagine prodotto, form di contatto, e-commerce, pagine servizio.
Search intent e costumer journey: c’è un intento per ogni fase del funnel
Hai mai sentito parlare di funnel?
Un funnel (in italiano: imbuto) è un modello che descrive idealmente il percorso che una persona compie dal primo contatto con un brand o un’azienda fino all’acquisto (e oltre).
Una sorta di processo che trasforma sconosciuti in clienti, ovviamente con passaggi graduali, contenuti mirati e costruendo una relazione che cresce nel tempo.
Questo processo visivamente è fatto proprio come un imbuto e suddiviso in tre fasi chiamate TOFU, MOFU e BOFU.
Ogni fase del Funnel è legata a un search intent preciso.
TOFU e search intent informazionale
La fase TOFU, Top of the Funnel, è quella relativa all’awareness, alla consapevolezza.
In questa fase le persone non sanno esattamente quello di cui hanno bisogno, ma hanno un problema che vogliono risolvere.
Fanno delle ricerche generiche ed esplorative per trovare maggiori informazioni e cercare di capire quali sono le soluzioni possibili: i prodotti o i servizi che possono soddisfare le loro esigenze.
L’intento associato alla fase TOFU del funnel o del costumer journey è quello informazionale.
I tipi di contenuto ideali per rispondere alle query con search intent informazionale in fase TOFU sono:
- articoli di blog lunghi e ben strutturati (pillar page, guide);
- freebie (guide PDF, mini corsi, checklist);
- tutorial base.
In questo modo è possibile intercettare il bisogno latente delle persone e posizionarsi come risorsa affidabile, ma soprattutto generosa e iniziare a costruire una relazione che porterà alla vendita.
MOFU e search intent commerciale
Questa è la seconda fase del percorso dell’utente, quella della considerazione.
Le persone hanno già ottenuto le informazioni che cercavano leggendo gli articoli sul blog, o vedendo i tuoi video, hanno iniziato a seguirti, a conoscerti e conoscono il loro problema.
In questo momento iniziano a cercare una soluzione e a valutare se affidarsi a un professionista o acquistare un prodotto.
L’intento di ricerca associato alla fase MOFU del funnel è quello commerciale: l’utente cerca comparazioni, opinioni, recensioni, casi studio.
I tipi di contenuto ideali per rispondere alle query con search intent commerciale in fase MOFU sono:
- case study;
- pagine del sito con testimonianze reali;
- risposte FAQ;
- about page.
BOFU e search intent transazionale
Questa è l’ultima fase del funnel.
L’utente ha già effettuato le sue richieste, ha risolto i suoi dubbi: è pronto ad agire, vuole acquistare, prenotare, iscriversi.
Le persone sanno quello che vogliono e sono alla ricerca di un servizio preciso, di un prodotto specifico, di una professionista specifica.
L’intento di ricerca associato alla fase TOFU del funnel è quello transazionale (a volte anche quello navigazionale).
I migliori tipi di contenuto per rispondere alle query con search intent transazionale in fase TOFU sono:
- sales page;
- pagine servizi;
- schede prodotto.
Perché capire gli intenti di ricerca è fondamentale per chi scrive (e lavora) online
Comprendere l’intento di ricerca è fondamentale perché ci permette di parlare alle persone giuste, nel momento giusto, nel modo più utile per loro.
Non basta capire cosa cercano le persone, ma è necessario andare più a fondo, scavare e comprendere perché stanno effettuando una ricerca e che tipo di consapevolezza del problema, del prodotto e del servizio hanno.
Solo così si può essere davvero rilevanti per le persone che cercano online, solo in questo modo è possibile non disperdere energie e budget e progettare strategie e contenuti che siano davvero efficaci, perché sanno a chi e come parlare.
Questi sono in sintesi i motivi più importanti per cui capire il search intent è quindi indispensabile.
- Creare contenuti utili davvero, che rispondono a un bisogno reale e non solo a una keyword astratta per soddisfare le esigenze di chi ci sta cercando.
- Posizionarsi meglio sui motori di ricerca, perché Google oggi premia i contenuti che rispondono all’intento, non solo quelli ottimizzati tecnicamente.
- Guidare l’utente nel suo percorso, dall’interesse all’azione, passando per il confronto e la fiducia.
- Evitare contenuti vuoti o scollegati dal contesto reale di chi cerca che potrebbero generare frustrazione e farci perdere potenziali contatti.
Come individuare il search intent di una keyword
Capire un intento di ricerca non è sempre immediato, le competenze tecniche spesso non sono sufficienti, è necessario nel tempo sviluppare una grande empatia e sensibilità.
Ecco tre passaggi chiave che possono aiutarti a capire qual è l’intento dietro a una query.
Osserva la query, le keyword e i loro segnali
Le parole usate nelle ricerche sono spesso indizi preziosi per riconoscere l’intento dell’utente, ovvero il motivo per cui sta cercando qualcosa online.
- Parole come nomi di brand, siti, piattaforme nascondono un intento di ricerca navigazionale.
- Parole come “cos’è”, “guida”, “come fare” nascondono un search intent informazionale.
- Parole come “opinioni”, “migliore”, “vs”, “recensioni” nascondono un intento di ricerca commerciale.
- Parole come “acquista”, “preventivo”, “prezzo”, “iscriviti” nascondono un intento di ricerca transazionale.
Non tralasciare l’analisi della SERP di Google
Per capire l’intento di ricerca che si nasconde dietro una query un trucchetto semplice ma molto efficace è quello di fare una ricerca su Google e guardare i primi risultati.
- Sono articoli lunghi o pagine prodotto?
- C’è un box con domande correlate?
- Google mostra video, immagini, mappe?
Se Google mostra come primi risultati articoli di blog, allora l’intento di ricerca potrebbe essere quello informazionale, mentre se Google restituisce immediatamente pagine prodotto, allora l’intento di ricerca potrebbe essere transazionale.
Google è un ottimo alleato: ti mostra cosa reputa rilevante per quell’intento aiutandoti a scoprire le intenzioni degli utenti.
Considera il contesto del tuo target
Come ho detto prima, sapere a che punto del suo percorso si trova una persona mentre fa una ricerca è fondamentale.
Mentre analizzi una query chiediti sempre queste domande cosa vorrebbe ottenere dal tuo contenuto? Una guida, una scheda prodotto o i tuoi contatti?
In questo modo potrai capire meglio se l’intento è transazionale, informazionale, commerciale o navigazionale.
Strumenti per analizzare l’intento di ricerca
Oltre alla sensibilità, per analizzare un intento di ricerca in modo efficace è indispensabile utilizzare alcuni strumenti.
Alcuni sono più tecnici e per lo più utilizzati dalle esperte del settore, altri un po ‘più alla portata di tutti: utilizzarli in modo integrato e consapevole è ciò che fa la differenza.
- Google stesso. Una ricerca su Google è sempre il primo passo da compiere, ci aiuta a capire quali sono i contenuti più rilevanti per il motore di ricerca e per gli utenti e ci facilita l’identificazione dello search intent.
- Google Search Console. Questo è uno strumento preziosissimo perché ci permette di capire quali sono le parole utilizzate dalle persone prima di trovare e cliccare le pagine del nostro sito. In questo modo possiamo capire meglio qual è l’intento di ricerca alla base della loro richiesta e ottimizzare i nostri contenuti in base alla loro consapevolezza.
- SEMrush, Ahrefs, Ubersuggest. Questi sono tutti strumenti tecnici, utilizzati da chi come me lavora nel settore, permettono di effettuare un’analisi avanzata delle keyword e offrono anche un’analisi degli intenti di ricerca.
- Answer the Public o AlsoAsked. Questi strumenti sono essenziali per scoprire le domande reali che si pongono le persone quando effettuano una ricerca online e capire di conseguenza i loro intenti di ricerca.
Come ottimizzare i contenuti in base all’intento
Dopo aver capito il search intent, quali sono i passi da seguire per soddisfare le esigenze delle persone che hanno effettuato la ricerca online?
Prima di tutto è importante è generare fiducia fornendo esattamente il contenuto che le persone stanno cercando: rischiare di offrire un contenuto sbagliato potrebbe infatti essere un grave errore.
Ma quindi come ottimizzare i contenuti in base al search intent?
- Scegli il giusto formato per ogni search intent ricordando che tutorial, video, guide rispondono a un intento informazionale, contenuti comparativi, tabelle, recensioni rispondono a un intento commerciale, schede servizio, pagine prodotto, landing rispondono a un intento transazionale.
- Adatta il tono di voce e la forma. Se le persone hanno un intento di ricerca informale, scrivi i testi con un tono neutro, esplicativo ed empatico, se le persone hanno un intento commerciale cerca di dimostrare la tua autorevolezza, mentre se il loro intento è transnazionale usa un tono diretto.
- Cura titolo, meta description e struttura: le persone devono capire fin da subito cosa offri e perché sei la scelta giusta per loro.
- Inserisci CTA coerenti con l’intento. Se il search intent è informazionale invita ad approfondire, se è commerciale invita al confronto, se è transazionale invita all’acquisto o alla prenotazione.
Come avrai notato, analizzare il search intent non è solo una questione tecnica: è un atto di cura verso chi legge.
Studiare l’intento di ricerca significa mettersi davvero nei panni dell’altra persona e capire che cosa sta cercando in quel preciso momento per offrirle una risposta utile, concreta, centrata.
Scrivere tenendo conto dell’intento significa creare esperienze più rilevanti ed efficaci, ed è ciò che fa la differenza tra un contenuto pubblicato senza strategia e un contenuto che si posiziona e porta risultati concreti.
Vuoi capire meglio gli intenti di ricerca del tuo pubblico o delle persone che stanno cliccando sul tuo sito?





